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COME E' NATA

DON NARDI con le ragazze di CASA SERENA , indicata dalla freccia  Pina la prima ospite

Come nacque l’idea della casa-famiglia? Da un'intervista a Don Nardi fondatore dell'OAMI

Provvidenzialmente!

Una notte su un treno Unitalsi di ritorno da Lourdes, passando per il corridoio di una carrozza, vidi una giovane che stava cercando di aprire lo sportello del treno in corsa per gettarsi giù; voleva farla finita con la vita. Riuscì a trattenerla, le parlai, l’ascoltai; era una giovane disperata; le avevano diagnosticato una grave malattia invalidante a carattere progressivo; aveva la madre morente, più disperata di lei, non tanto per la sua salute, ma perché non sapeva a chi lasciare la figlia che di lì a poco non sarebbe stata in grado di badare a se stessa; il padre se ne era andato e così pure molti degli amici; non aveva più mezzi sufficienti per tirare avanti.

Era una giovane laureata in lettere, di intelligenza brillante, sapeva che, oltre la malattia, l’aspettava – per il resto dei suoi giorni -  un lettino in una camera del grande cronicario della sua città, che l’avrebbe fatta sentire segregata, come una colpevole, dalla vita normale: era quella una prospettiva e che non sapeva accettare e preferiva morire.

Il dramma della giovane malata, quello della mamma angosciata per il futuro della figlia, mi coinvolse profondamente.

Promisi il mio aiuto.

La madre, dopo pochi mesi, morì.

Alla figlia non mi sentivo di offrire solo parole, con lei sentivo che occorrevano prima opere concrete di solidarietà, di carità: non potevo solo dirglielo che Dio è il Padre buono che non dimentica nessuno dei suoi figli che si abbandonano a Lui con fiducia: dovevo dimostrarglielo.

Mi misi a cercare per lei una sistemazione idonea, accettabile, ma non trovai niente di soddisfacente, anzi restavo viva via sempre più allibito dalle situazioni che intravedevo nei grossi cronicari, nei grossi istituti, ed ancora più scosso dai racconti che sentivo ... a conoscenza di tanti altri casi disperati, mi sentii spronato a fare qualcosa.

Fu così che nacque l’idea della piccola casa adatta per persone in carrozzina; dove, malgrado la malattia, fosse loro possibile continuare a sentirsi persone complete, vive ed utili, dove tutti dal più debole al più forte, dal più piccolo al più grande fossero parti integranti della comunità, come in una vera famiglia; dove impediti e sani vivessero come eguali, collaborando, aiutandosi a vicenda, mettendo insieme ciascuno ciò che ha e ciò che è.

Quella giovane fu la prima ospite della prima casa-famiglia, dove visse ancora 23 anni donando e ricevendo amore.

Lei, che in un momento di disperazione stava per rinunciare alla vita, dopo alcuni anni che era con noi, arrivò a dire pubblicamente: ‘Ringrazio Dio che ha permesso questa malattia, perché attraverso la malattia ho ritrovato la fede e con la fede la serenità e la gioia di vivere”.